Intervento in Senato durante la discussione generale sul DLAiuti per chiedere le dimissioni del Governo.



Di seguito il mio intervento.

“Grazie Presidente,

care colleghe e cari colleghi,

le spaccature in questa maggioranza a dir poco anomala e innaturale sono evidenti e, aggiungo, irrimediabili. L’iter del decreto Aiuti alla Camera è stato emblematico ma qui il problema è che la tecnica si è sostituita sempre più alla politica e l’idea di sostenere un governo di unità nazionale, con tutte le forze politiche tradizionali a sostegno, non poteva che risultare controproducente e fallimentare. Sembra che i nodi vengano al pettine ora ma in realtà l’insofferenza è ontologica: chi nasce tondo non può morire quadrato.

Il 17 e il 18 febbraio 2021, quando il Senato e la Camera votarono la fiducia al nuovo Governo Draghi, ci fu un drappello di parlamentari dissidenti del Movimento 5 stelle che preferì non scendere a patti con le altre forze politiche e rifiutare gli inevitabili compromessi cui si sarebbe dovuti scendere.

Oggi il Movimento si interroga sul suo ruolo nell’esecutivo ma quale prospettiva veniva immaginata quando fu prospettata l’idea di entrare nella nuova maggioranza? Non era già ovvio che il Movimento avrebbe perso la sua essenza e la sua anima all’interno della colazione più eterogenea della storia repubblicana?

È passato quasi un anno e mezzo da quei fatti ed ora, alla vigilia del voto finale sul decreto Aiuti, si parla di ‘linea dura’. Mi spiace ma il Movimento aveva avuto l’occasione di fare chiarezza e mettere nero su bianco il proprio programma politico, soprattutto in materia di welfare e sostegno alle fasce più deboli della popolazione, prendendo le distanze da un Governo che non aveva queste priorità. Ora, purtroppo, è tardi e i buoi sono usciti dal recinto.

Il documento programmatico consegnato da Giuseppe Conte a Mario Draghi dimostra come si cerchi di ‘rattoppare’ uno strappo ormai non ricucibile: il problema è che le condizioni andavano messe ben prima perché se il Movimento fosse rimasto coerente con la propria linea programmatica non sarebbe mai entrato a far parte di un esecutivo il cui Presidente ha passato la propria vita professionale in stretta correlazione con le lobbies finanziarie internazionai.

É palese che la presenza di forze politiche con ideali diametralmente opposti a quelli con cui si era presentato il Movimento alle elezioni del 2018 avrebbe causato l’implosione di una delle parti in causa: purtroppo è stato proprio il Movimento a farne le spese ma ciò è stato frutto di scelte politiche suicide. Ed ora? Come risolvere le questioni dell’inceneritore di Roma o i problemi che sta causando a imprese e famiglie il Superbonus?

Questo Governo e la maggioranza che lo sostiene assomigliano al Drago dell’Apocalisse, con 7 teste: si guarda contemporaneamente da una parte, da un’altra e da un’altra ancora. Così, ad esempio, se qualche partito insiste su liberalizzazione delle droghe leggere e riforma della cittadinanza qualcun altro spinge nella direzione opposta, in un continuo ‘tira e molla’ che crea un clima di sfiducia e incertezza nelle istituzioni e nella cittadinanza.

Il sostegno militare italiano alla guerra in Ucraina e l’aumento sconsiderato del costo della vita, che ha contribuito all’aumento di un divario ancor più marcato tra le classi sociali, chiama in causa tutti coloro che vogliono costruire un’agenda politica nuova, basata su lavoro e diritti e antitetica al programma portato avanti dal Governo attuale. Non so se il Movimento staccherà la spina a questo Governo e ciò quale conseguenze causerà ma noi abbiamo fatto questa scelta all’inizio e rivendichiamo con orgoglio, consapevolezza e coerenza la nostra valutazione. Il vero aiuto alla popolazione italiana – non davvero le misure contenute in questo ennesimo decreto-legge – sarebbe quello di mandare a casa questo esecutivo e porre finalmente le basi per la costruzione di uno Stato sociale che si occupi della qualità della vita reale e del benessere dei cittadini italiani.”

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