NO VAX NON C’ENTRANO: SI CHIAMA “PENSARE”NO VAX NON C’ENTRANO: SI CHIAMA “PENSARE”

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Anche giornalisti come Marco Travaglio, che fino a qualche tempo fa si mostravano prudenti e guardinghi sulla gestione dell’emergenza, hanno avanzato interrogativi in questi giorni sul Green Pass e sulla sua imposizione. Se può infatti risultare pacifico che nel fare più tamponi si rilevi un numero maggiore di contagiati, appare più oggettivo il numero di morti e ricoverati, specie se si analizzano le differenze rispetto ad altri paesi.Nonostante il virus d’estate sia meno pericoloso, rispetto a un anno fa ci sono più morti e ricoverati con gli italiani vaccinati che con gli italiani privi di vaccino.Anche i vaccinati si contagiano lo stesso seppur talvolta in modo asintomatico e diventano veicolo di contagio per gli altri. E non sono i fantomatici no vax o gli sparuti negazionisti del Covid a dirlo, ma le evidenze scientifiche. Ecco perché il green pass così concepito, per i vaccinati è irrazionale e paradossalmente crea problemi nella lotta alla diffusione del virus. I possessori di green pass si sentono più liberi di circolare, di assembrarsi, di eludere le norme su mascherine e distanziamento con il risultato che il virus continua a circolare senza controllo. I dati dei paesi con alti tassi di vaccinazione, dove le metodologie di rilevazione sono accurate, sono in questo concordanti, anche se i giornali italiani nascondono la notizia a pagina 17. Ma allora perché mai, ogni qualvolta ci sia qualcuno che cerca di aprire un dibattito su questo tema, che contesta le imposizioni governative di questo angolo dell’Impero, si solleva subito il muro dell’ottusità, del conformismo scientista volto a sopire qualsiasi voce fuori dal coro? In tutto questo, i padroni dei media dominanti stanno giocando un ruolo di primo piano favorendo l’imposizione di un pensiero unico che usa ogni forma sottile di censura e sdogana ogni forma insinuante e intollerante di comunicazione maccartista per etichettare il dissenso. Preoccupa l’avanzata di una sorta di “regime”, un complesso industriale- farmaceutico-mediatico, come evidenziato da alcuni massimi esperti di comunicazione tra i quali Alberto Contri, del quale abbiamo apprezzato recentemente un raffinato ragionamento attraverso le pagine del quotidiano “La Verità”. Contri, esperto in comunicazione oggi docente alla Iulm di Milano, per tanti anni al vertice della comunicazione di multinazionali e associazioni di settore, ha espresso perplessità riguardo all’imperante attuale utilizzo da parte del sistema e dei suoi media, di una “neolingua” di orwelliana memoria che annienta preventivamente il libero pensiero. Nella sua analisi, ha evidenziato come persino figure autorevoli come Massimo Cacciari e Giorgio Agamben (che avevano osato alzare la voce contro il green pass considerandolo l’anticamera di un regime), siano state marginalizzate e irrise perché secondo la nuova dottrina dominante “i filosofi non sarebbero credibili se parlano di medicina”. Ma il problema è molto più articolato e complesso, non certo ascrivibile al solo ambito medico. Ormai, come sottolinea giustamente Contri, ci troviamo dinnanzi ad un vero e proprio ostracismo verso autorevoli scienziati che osino contraddire la narrazione mainstream, come nel caso del Nobel Luc Montaigner, trattato come un eretico fino a poco tempo fa per aver fatto delle scoperte scottanti sull’origine del virus. Scoperte che oggi persino Usa e Cina non mettono più in dubbio ma tentano di far passare sotto traccia. La comunicazione in tutto questo gioca un ruolo dominante sfruttando anche la memoria corta che i media incoraggiano con ogni trucco. La rete è il veicolo più rapido per informare o disinformare. Ultimamente, si rileva un curioso proliferare di siti di debunking, contro le cosiddette “fake news”. Nessuno però si domanda chi ci sia spesso dietro questi siti, né chi li finanzi. Non sono dettagli da poco. Se ci si erge a paladini del verbo assoluto contro le bufale, sarebbe perlomeno opportuno avere i titoli e la credibilità per farlo. Altrimenti si potrebbe pensare che ci sia un tentativo di buttarla in caciara anche quando una notizia abbia un reale fondamento di verità. Spesso dietro a questi canali di comunicazione tutti nell’orbita delle grandi conglomerate dei social media, dietro le presunte reti anti bufala, dietro gli avvisi che intimidiscono i post e i messaggi in dissenso, si celano grandi fondi di investimento come Black Rock, molto sensibili ai profitti economici più sfrenati. Quegli stessi fondi, Black Rock, ma anche Vanguard e Wellington, sono presenti nell’azionariato dei più grandi colossi del settore farmaceutico come Pfizer. E questo non è un caso. Il pensiero di Contri, alla luce di tutte queste evidenze vale la pena d’essere analizzato. Perché il poter ragionare con un pensiero critico, sulla base dei “dati” e delle evidenze scientifiche non deve essere considerato lesa maestà. È fondamentale dunque ribadire con forza che fare un ragionamento diverso su questi temi non significhi meritare l’etichetta e lo stigma consunto di No Vax, ma semplicemente avere un cervello autonomo che grazie al cielo ancora funziona!Gli stessi ambienti che oggi vorrebbero silenziare ogni voce che arricchisca il dibattito sulla sindemia, per venti lunghi anni hanno irriso e silenziato ogni voce che andasse contro la narrazione dominante in materia di guerra. La caduta della narrazione falsa sull’Afghanistan mette a nudo potenzialmente tutte le operazioni manipolatorie del potere in ogni campo, tutti gli abusi consumati in nome dell’emergenza permanente, tutte le forme di totalitarismo in cui c’è pluralismo purché tutti replichino la voce del padrone.

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