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Ieri sono intervenuta in Senato per ribadire la necessitร  di maggiori investimenti e lo stanziamento di nuove risorse per il mondo dell’istruzione.Il Def 2022 purtroppo non va in questa direzione.”รˆ necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati a disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo. Infine, รจ necessario investire nella formazione del personale docente per allineare lโ€™offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni.”Questo รจ una parte del discorso di insediamento del Presidente del Consiglio Draghi. Purtroppo, dobbiamo constatare, a piรน di un anno di distanza, come la prospettiva annunciata si sia rilevata del tutto falsa. In questo documento programmatico, che non รจ altro che la chiave di volta della spesa pubblica, emerge che il mondo della scuola, ancora una volta, subirร  l’ennesima mortificazione programmatica ed economica. Addio, pertanto, agli investimenti, annunciati per l’istruzione. Tutto accade, tra lโ€™altro, proprio nel momento in cui questa maggioranza, prona alla Nato, pensa ad aumentare le spese militari.La pandemia aveva reso necessario l’aumento pro tempore dei fondi per il settore dellโ€™istruzione. Cessata lโ€™emergenza, tuttavia, scompaiono anche le risorse stanziate, lasciando insoluti problemi di lunga data rispetto ai quali non cโ€™รจ alcuna visione strategica. Nel 2020 la spesa pubblica per l’istruzione รจ stata pari al 4% del totale ma, come emerge dal DEF, negli anni diminuirร  fino al 3,5% nel 2025, per poi mantenersi intorno a quella cifra negli anni successivi, addirittura meno del 3,6% del Pil del 2015. Si tratta, dunque, di una drastica diminuzione degli investimenti. Si consideri che lโ€™Italia giร  destinava alla scuola una percentuale del proprio PIL inferiore alla media europea (4,7%), mentre ci sono Stati che vi destinano quasi il doppio (6,9% in Svezia; 6,3% in Danimarca). Passiamo dalle percentuali ai numeri: si tratta di venti miliardi di euro in meno rispetto agli altri, ogni anno, nel nostro Paese. Altro che puntare su scuola ed universitร , come era stato promesso. Tutto ciรฒ รจ inaccettabile.In un paese all’avanguardia la spesa per l’istruzione non puรฒ diminuire del 7%, quella universitaria del 19%, come accaduto nel periodo 2010-2018. Il governo, dunque, taglia risorse proprio quando avremmo bisogno di investimenti diretti alla valorizzazione della professionalitร  dei docenti e al potenziamento dellโ€™offerta dei servizi educativi. Non si puรฒ motivare la diminuzione delle risorse per il settore dellโ€™istruzione con la giustificazione del calo demografico. Questo tema, al contrario, andrebbe affrontato rassicurando le famiglie con figli sul poter contare su un buon livello qualitativo e quantitativo del sistema dellโ€™istruzione, a supporto delle esigenze lavorative e a partire dagli asili nido.In luogo dellโ€™aumento della spesa militare, dunque, sarebbe stato molto piรน opportuno stanziare piรน risorse per formare ed istruire i nostri giovani, che sono il futuro del nostro Paese. Le prospettive di uno Stato si fondano sulla formazione giovanile e sullโ€™aggiornamento in etร  piรน matura. Un sistema di istruzione di qualitร , inoltre, contrasta le diseguaglianze sociali, per le quali, purtroppo, siamo primi in Europa).Il 26 febbraio 2021 una Risoluzione del Consiglio europeo ha fissato alcuni obiettivi comuni molto sfidanti: diminuzione dellโ€™abbandono scolastico fino al livello massimo del 10% (mentre lโ€™Italia รจ al 13%); riduzione del 15% della quota di quindicenni con scarsi risultati in lettura, matematica e scienze da conseguire entro il 2030; aumento delle competenze digitali e della partecipazione prescolare, con il 96% dei bambini coinvolti tra i 3 anni e lโ€™inizio dellโ€™istruzione primaria; innalzamento del 45% di persone con istruzione terziaria nel range anagrafico 25/34 anni. Insomma, una crescita complessiva del sistema formativo europeo.A ciรฒ si aggiunge che lโ€™Italia ha la necessitร  di ridurre le classi โ€œpollaioโ€, dove si registra una media di 27 bambini/classe, per favorire lโ€™integrazione culturale, la crescita personale e unโ€™armoniosa crescita di ragazze e ragazzi, senza lasciare indietro nessuno. Il nostro Paese ha anche la necessitร  di pagare meglio il proprio corpo docente che, ad oggi, riceve un salario medio che รจ il piรน basso tra i Paesi del G7 e del G20.Dunque, come possiamo affrontare tutte queste sfide se diminuiamo le spese a favore della scuola? Come raggiungeremo lโ€™obiettivo della crescita del nostro sistema dellโ€™istruzione con sempre meno risorse?Quelle sullโ€™istruzione, poi, non saranno le sole voci di bilancio ad essere sacrificate perchรฉ la tendenza economica delineata dal governo non lascia scampo su quanto saranno difficili i prossimi anni. Mentre i partiti di maggioranza fingono di accapigliarsi sul catasto e millantano interesse per le famiglie e le imprese che non riescono a pagare le bollette, si votano in silenzio una serie di regole che porteranno maggiori introiti al bilancio statale per ulteriori 12 miliardi l’anno, soldi che si andranno a pescare tra piccoli professionisti, imprenditori e artigiani. Ovverosia sempre i soliti.Il โ€œGoverno dei miglioriโ€ รจ sempre pronto a dire sempre e solo โ€˜sรฌโ€™ a Draghi, dimenticando che a pagare i conti, salati, saranno i cittadini italiani. Ma per Draghi e compagnia bella va tutto bene: si sono raggiunti obiettivi impensabili in materia di crescita economica, sono state avviate riforme epocali, sono state inviate armi in Ucraina e, soprattutto, si รจ percorsa ogni strada per frenare il caro bollette.Purtroppo, perรฒ, questa narrativa trionfante e trionfalistica si scontra con la realtร  dei fatti: le famiglie sono disperate, le imprese in ginocchio e i partiti di maggioranza continuano a sostenere questo governo pensando solo alla prossima campagna elettorale. Allora, come giร  successo per il governo Monti, ci sarร , prima della prossime politiche, una frettolosa rincorsa alla riscoperta della propria identitร , cercando di far dimenticare il mancato sostegno ai cittadini in un momento buio come questo e scaricando tutte le responsabilitร , come accaduto con Monti, solo Draghi. Spero, perรฒ, che i cittadini italiani abbiano una memoria migliore dellโ€™ultima volta e si ricordino di quei partiti che, con il loro sostegno pavido ed incondizionato a questo governo, hanno contribuito a lasciare unโ€™ereditร  pesante sul futuro economico e sociale del nostro Paese.”

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