4 COLPI DI PISTOLA, DELLE GRIDA E POI IL SILENZIO


Ieri ho voluto ricordare in Senato l’assassinio di Annamaria Ascolese, la mia concittadina vittima di femminicidio nei giorni scorsi. Ciao Annamaria, riposi in pace.Il mio intervento in aula:Quando pensi di aver potere sull’altro e lo perdi, tutto quel che ti resta da fare è pensare al potere sulla vita e la morte. È la, purtroppo solita, espressione della volontà di potenza dell’ uomo sul corpo dell’ altro, in questo caso della donna.il mio intervento è rivolto a portare all’attenzione dell’Aula l’ennesimo caso di violenza contro una donna, avvenuto nei giorni scorsi e conclusosi, purtroppo, con un l’epilogo più tragico. Si tratta di due miei concittadini di Sarno, nella provincia di Salerno ma residenti a Marino, in provincia di Roma.Il marito, un carabiniere, si è tolto la vita, dopo aver sparato più volte alla moglie, Annamaria Ascolese, che è deceduta ieri, dopo un lungo ricovero all’ospedale “San Camillo” di Roma. La vittima del femminicidio era un’insegnante, molto conosciuta e benvoluta nella comunità di Sarno, dove la notizia ha sconvolto i cittadini, uniti nel dolore per l’accaduto. Annamaria era nel molto impegnata nel sociale e voglio ricordare anche il suo impegno civico e politico, rivolto in primis alla difesa dei diritti delle donne.Le ricostruzioni giornalistiche dei fatti parlano di un rapporto, che purtroppo è sfociato nell’esito più drammatico, connotato, da parte del marito, da gelosia, pedinamenti, continui controlli del cellulare. L’uomo, infatti, voleva che Annamaria rompesse la relazione ma era ossessionato, al contempo, nel mantenere il controllo sulla vita della donna e sui suoi spostamenti. Questo comportamento, purtroppo, è frequente nei casi di violenza contro le donne e, spesso, anticipatorio di conseguenze fatali. Per questo la massima attenzione va data ai cosiddetti “reati spia”: stalking, minacce e violenza sessuale, spesso, sono il preludio di comportamenti ancor più drammatici.Gli uomini violenti danno, quasi sempre, segnali inequivocabili di quelli che saranno i propri comportamenti futuri ed è per questo che ogni donna che subisce un atto di sopraffazione deve trovare la forza e la volontà di non rimanere silente.Le istituzioni sono continuamente al lavoro per tentare di contrastare l’accadimento di episodi come quello di cui è stata vittima Annamaria Ascolese: da una relazione che abbiamo approvato ultimamente in commissione Femminicidio emerge come la diffusione della violenza contro le donne rappresenti nel decennio 2008-2018 una “vera e propria strage”, con ben oltre 1.600 uccisioni. Oggi, purtroppo, ci troviamo costretti ad aggiornare i dati sul femminicidio nel corso di quest’anno, nell’ambito di un aumento preoccupante dei fatti criminosi che si sono registrati durante l’emergenza pandemica.Voglio ricordare che durante il lockdown dello scorso anno il numero delle denunce per episodi di violenza da parte delle donne era diminuito, a causa della contestuale presenza del partner in casa. Invece, bisogna avere la forza e il coraggio di denunciare le angherie subite al numero 1522, il numero gratuito antiviolenza, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, prima che sia troppo tardi. Fatelo, il prima possibile, anche nel ricordo di Annamaria Ascolese, perché il femminicidio rappresenta spesse volte l’atto finale di una vera escalation di violenze o vessazioni, di carattere psicologico e fisico.Purtroppo ci troviamo di fronte ad un fenomeno che non è più un’emergenza occasionale né un fatto privato, ma una tragedia sociale cronica, ormai strutturale, che sta travolgendo la nostra società civile. Senza una vera e propria trasformazione culturale, che parta dalle scuole e che permetta di superare gli stereotipi, promuovendo la diffusione di atteggiamenti e linguaggi rispettosi di identità e differenze di genere, questa battaglia non potrà essere vinta. La sfida reale per combattere i femminicidi, dunque, è di promuovere una profonda trasformazione culturale che investa la società partendo dalle basi, scuola e famiglia, ma sappia coinvolgere ogni aspetto della vita relazionale: insegnare alle giovani generazioni la parità dei diritti e il rispetto delle identità di genere rappresenta un obiettivo imprescindibile per deviare il percorso rispetto ad un destino che è tutt’altro che scritto, coinvolgendo anche il genere maschile, che deve rendersi protagonista di questo processo di cambiamento.L’Alternativa c’è

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