PIÙ SCUOLA, MENO ARMI. IL DEF 2022 PENALIZZA L’ISTRUZIONE.



Al peggio non c’è mai fine, è proprio vero. Da alcuni giorni è stato reso pubblico il Documento di Economia e Finanza per l’anno 2022. Dalla lettura di questo documento programmatico, che non è altro che la chiave di volta della spesa pubblica, emerge che il mondo della scuola, ancora una volta, subirà l’ennesima mortificazione economica. Addio pertanto agli investimenti annunciati per l’istruzione. Tutto accade proprio quando questa maggioranza, con il plauso della Nato, pensa ad aumentare la spesa militare. La pandemia aveva reso necessario l’aumento dei fondi per questo settore, sparita l’emergenza, scompaiono anche le risorse previste. Nel 2020 la spesa pubblica per l’istruzione è stata pari al 4% del totale, negli anni scenderà fino al 3,5% nel 2025, per poi mantenersi intorno a quella cifra negli anni successivi. Addirittura meno del 3,6% del Pil del 2015.Un calo drastico di investimenti, dal quale si evince che gli assunti d’emergenza, a giugno, cadranno nel dimenticatoio.Confrontando le somme messe in campo per la scuola e l’università dall’Italia con la media europea, emerge che il nostro Paese destinaventi di miliardi in meno rispetto agli altri, ogni anno. Altro che puntare suscuola ed università come aveva promesso il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel suo discorso di insediamento. Tutto ciò è inaccettabile. In un paese all’avanguardia la spesa per l’istruzione non può diminuire del 7%, quella universitaria del 19%, come accaduto nel periodo 2010-2018.Il governo taglia risorse proprio quando avremmo bisogno di investimenti diretti alla valorizzazione della professionalità dei docenti e per il potenziamento dell’offerta dei servizi educativi. Non si può giustificare il non aver aumentato il gettito per la scuola con il crollo demografico, anzi questo tema va affrontato dando la possibilità alle famiglie di avere figli con la sicurezza che ci sia l’istruzione a supporto delle esigenze lavorative, partendo dagli asili nido. Daremo battaglia, sia nelle commissioni che in Parlamento, per ristabilire un po’ di giustizia per il mondo della scuola. I tagli alla spesa pubblica non devono toccare mai due settori: l’istruzione e la sanità. Purtroppo quando si affidano le sorti del Paese nelle mani di un banchiere questi sono i risultati.Il governo aveva trovato miliardi di euro da spendere in armi, stanzino quei soldi per formare ed istruire i nostri giovani che sono il vero nostro futuro.

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