IL SENATO FACCIA LA SUA PARTE E APPROVI LA LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA.



L’aula della Camera ha approvato, a novembre scorso, il testo unificato delle proposte di legge di contrasto alla violenza e la discriminazione per motivi legati alla transomofobia, alla misoginia e alla disabilità. La maggioranza compatta, dell’allora governo Pd/M5S, volle fortemente l’approvazione della legge sottolineando che si trattava di un intervento di civiltà atteso da anni.Da allora non se ne è saputo più nulla eppure se diventasse legge dello Stato arriverebbero tante misure utili come le indagini statistiche sulla discriminazione di genere che l’Istat dovrà svolgere con cadenza almeno triennale. Sarebbero istituiti i centri anti-discriminazione per sostenere le vittime della violenza omotransfobica, così da avere in tutto il territorio nazionale luoghi di assistenza e tutela legale, sanitaria e psicologica contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. Lancio dunque un appello a tutte le forze politiche affinchè la legge contro l’omotransfobia e la misoginia vada in discussione al Senato velocemente per arrivare a gettare le basi di un altro pilastro di civiltà per la costruzione di un Paese migliore per tutti. Questa legge deve essere l’inizio di un percorso e non un punto di arrivo, un percorso che affronti il problema sociale e culturale delle violenze di genere e identità. Per questo dobbiamo depatologizzare i percorsi di transizione, eradicare le terapie di riconversione, investire nella scuola per aggredire sin dall’apprendimento i bias di genere. L’obiettivo deve essere quello di non modificare il testo del ddl per evitare un ritorno alla Camera. Anche se il provvedimento era stato criticato da una parte del movimento femminista italiano, dalla CEI, la conferenza dei vescovi cattolici italiani e dai partiti di destra si deve andare avanti per la completa approvazione anche in Senato, a meno che il nuovo governo abbia diverse intenzioni e i partiti che hanno approvato la legge a novembre dichiarino di voler fare un passo indietro. Se cosi fosse lo dicano chiaro e se ne assumano le responsabilità anche rispetto alla loro coscienza che non potranno lavarsi con semplici parole di condanna al prossimo caso di violenza o discriminazione per motivi legati all’orientamento sessuale.

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